mercoledì 22 gennaio 2014

SUGLI SCOGLI - I Raconti del mistero

SUGLI  SCOGLI
SUGLI  SCOGLI

Il sole bruciava la sabbia, nel primo pomeriggio e un'arietta fresca  trasportava in alto i gabbiani;  una rincorsa veloce, le lunghe ali strette e dispiegate, i ventri lucenti nel cielo terso,  gli splendidi uccelli riempivano l'aria di strudule voci.
Gardandoli, Gabriella pensava che la natura a volte è davvero bizzarra: a quello splendido  animale, ad esempio, aveva dato un corpo elegante, una planata maestosa e poi lo aveva mortificato con quel verso stridulo e quasi fastidioso.
Seduta all'ombra dell'ombrellone Gabriella ingannava il tempo con un "solitario" ed ogni tanto guardava il mare, davanti a sé.
Era molto bella, viso ovale e fine, carnagione appena dorata e due occhi luminosi ed azzurri. I capelli, neri e ricci erano sciolti sulle spalle e la brezza vi si insinuava creando giochi di forme.
Appariva pensierosa, ma non dovevano essere pensieri tristi poiché il suo volto non era triste. Malinconico, forse, ma non triste. E molto dolce.
Era da sola, ma si accorse di avere compagnia quando sentì un rumore alle spalle.
"Sei tu, Dario?"  domandò girandosi e sistemandosi il vestito da mare, fresco, leggero e stampato a grossi fiori.
"Sì, signorina."  rispose una voce molto giovanile.
Apparteneva ad un ragazzo di quattordici o quindici anni.
Alto, snello, il volto abbronzato, l'espressione ancora un po' infantile, lo sguardo sorridente,      il ragazzo, dietro l'ombrelone, appariva un po' impacciato, quasi sorpreso in flagranza di qualcosa.
"Non sei con gli altri?" gli sorrise la donna.
Gabriella Garino era un'insegnante di Italiano e Dario Solvemi, un suo alunno. Erano  in gita scolastica e si sarebbero fermati ancora per tre giorni.
"Non faccio mai il pisolino pomeridiano." spiegò il ragazzo; Gabriella sorrise ancora.
"Vieni. - disse - Perché non ci sediamo un po' qui a parlare?  Questo gioco mi ha stancato. - la ragazza raccolse le carte disposte sul telo da mare -  Ti piace il mare?" domandò.
Numerose imbarcazioni scivolavano sull'acqua leggere e colorate, con le vele spiegate al vento e la superficie del mare pareva la tavolozza di un pittore.
"Adoro il mare. - rispose il ragzzo sedendo sulla punta di uno scoglio - Quando ne avrò l'età,   mi arruolerò in marina. Ho un cugino capitano di lungo corso e quando rientra dalle sue crociere mi parla dei posti che ha visitato e delle persone che ha conosciuto...  una volta ha incontrato... - il ragazzo fece una pausa - ... L'annoio?" domandò.
"Per niente. Vai avanti." lo incoraggiò la sua insegnante.
"Mi ha raccontato di aver incontrato in Canada, in uno dei suoi viaggi, un discendente degli antichi Indiani Lakota... - ancora una pausa, poi -  E' così che  preferiscono farsi  chiamare i Sioux."
"Lo so! - rispose Gabriella -  Alla tua età andavo spesso a cinema a vedere film western,  dove gli Indiani o erano "crudeli scotennatori" oppure "nobili cavalieri delle praterie"... oh!... Sai, Dario... a volte i "visi pallidi" ah.ah.ah... vogliono acquietare la cattiva coscienza..."
"... lavando le colpe con il detersivo!" le tolse la parola il ragazzo.
"Che cosa hai detto? -  Gabriella si girò di scatto a guardarlo, pallida di un'improvvisa   emozione - Che cosa hai detto?" ripeté.
"I Visi Pallidi vogliono acquietare la coscenza lavando le colpe con il detersivo!"  disse il ragazzo guardando la sua insegnante con espressione stupita, ma anche preoccupata d'aver detto qualcosa di sconveniente - Ho detto qualcosa che non dovevo?"
"No! No!"  la donna tese una mano verso la spalla del ragazzo per tranquillizzarlo. Gli sorrise.
Quel lieve, impalpabile contatto, però, quasi la sconvolse  e l'empito di una segreta emozione la sorprese, inaspettata e violenta. Ritrasse la mano.
"No! - disse, riprendendo il controllo e cercando di evitare lo sguardo di lui,  scuro, dolce e vellutato - Ho sentito questa frase tante volte da una persona molto cara."
"Il professor Stander?" domandò il ragazzo.
Alessandro Stander, professore di Matematica, era il fidanzato di Gabriella.
C'era una nota di gelosia nella voce del ragazzo? La donna tornò a guardarlo negli occhi, ma distolse nuovamente lo sguardo: gli occhi scuri di quel ragazzo la turbavano profondamente.
"No! - spiegò, tuttavia - Non lui."
"Chi...  allora? Sono indiscreto se glielo chiedo?"
"Un po', sì!... Sei indiscreto. - provò a sorridere la donna, poi spiegò - Tu mi ricordi moltissimo quella persona.... Anche la voce assomiglia tanto alla sua."
"Davvero? E chi é?"
Un lampo di tristezza attraversò i begli occhi azzurri della donna e la sua voce si fece dolcissima:
"Era un ragazzo come te.  Un anno o due in più..."
"Era?"
Un cenno affermativo del capo, poi Gabriella continuò, ma pareva raccontare più a se stessa che al ragazzo e perdersi in lontane visioni.
"Ti assomigliava davvero tanto. La voce, ma soprattutto gli occhi."
"Mi assomigliava davvero tanto?"
"Sì!... E ripeteva spesso la frase che hai detto tu poc'anzi."
"Capisco! Per questo... per questo lei mi guarda sempre negli occhi quando siamo in classe?"
"Lo faccio? - Gabriella staccò lo sguardo dal mare e lo rituffò nuovamente in quello di Dario - Non me n'ero accorta."
"Era suo fratello?"
"Era il mio primo amore."
Sorrisero entrambi.
"L'avevo indovinato, ma non osavo dirlo.


"Davvero?"
Stagliata contro l'orizzonte in cui mare e cielo si fondevano, i capelli agitati dalla brezza, il volto soffuso di dolce malinconia, Gabriella era bella davvero.
"Vi siete lasciati?" ancora la voce del ragazzo.
"Sì! E non avremmo voluto mai farlo... Non l'avremmo mai fatto. Un incidente... Io me la cavai, ma Luca..."
"Capisco!... E... e io gli somiglio  davvero tanto?"
"Soprattutto nei gesti - sorrise Gabriella - Nel modo di fare. Quel tuo  modo di tirarti su i capelli con un colpo di testa... proprio come Luca."
"E' passato tanto tempo?"
"Quindici anni."
"Quindici?... La mia età! Credevo che... insomma credevo che lei fosse più giovane... Mi scusi non volevo dire questo..."
"Oh.Oh... - sorrise Gabriella - In verità io sono una piccola zitella con qualche decina di anni sulle spalle. Ho trentadue anni. Sono una zitella..."
"No! No!  Cosa dice, signorina? - la interruppe con enfasi il ragazzo - Lei è la più bella creatura al mondo... E' bellissima!"
"Oh, Dario! Sei molto gentile, ma non ti pare di esagerare?"
"Non esagero. - il volto di Dario era in fiamme, il mento gli tremava e gli occhi luccicavano - Io sono innamorato di lei, signorina. Davvero molto innamorato."
"Ma che cosa dici? Stai scherzando, Dario?"
"Non scherzo. No! E quando vedo il professor Stander posarle il braccio sulla spalla,  io vorrei... vorrei..." proruppe Dario prendendole una mano e portandosela alle labbra.
"Ma che cosa fai?"
Colta di sorpresa, la donna si ritrasse.
"Ma che cosa succede qui? State provando la recita scolastica?"
Un uomo era comparso alle loro spalle, tra gli scogli. Alto, simpatico, sorriso  accattivante, non bello ma affascinante; calzoncini corti e maglietta, poteva avere trentanove o quaranta anni. Era Alessandro, il professore di Matematica.
Dario si girò verso il nuovo arrivato, lo guardò con un'espressione che l'altro non comprese, poi senza aggiungere una parola si allontanò di corsa.
"Dario. Dario..." lo richiamò Gabriella, ma il ragazzo era già comparso dietro gli scogli.
"Ma che cos'ha quel ragazzo? Mi guardava in modo così strano! - osservò Alessandro - Da qualche tempo ha un comportamento così strano."
"E' geloso di te." rispose semplicemente la donna.
"Geloso di me? - trasecolò il giovane - Vuoi dire che quel ragazzo è innamorato di te?"
"Già!"
L'uomo  stette a guardarla per un attimo stupito, divertito, poi scoppiò in un risata."
"Ah.ah.ah. Il ragazzo ha preso la cotta per la prof... Ah.ah.ah...Mica scemo, però! Ha ottimi gusti!"
"E dai!... Non è il cao di scherzare. Sono preoccupata." replicò Gabriella.
"Su, tesoro! - Alessandro si chinò a sfiorarle le labbra - Non prendertela! Vedi... questo mare, il mormorio delle onde, il cielo terso... il tuo bel visetto... Quando saremo andati via, quel  ragazzo  non si ricorderà più di niente e magari ne riderà con gli amici."
"Tu credi?"
"Ne sono certo! E con questo non voglio sminuire il tuo fascino, tesoro. Tu sei bellissima e  io sono pazzo di te, ma Dario... suvvia! E' un ragazzino alla sua prima cottarella. Alla prossima insufficienza.... Vedrai, gli passerà."
"Spero sia così!"
"Sarà così! - Alessandro la prese per mano e la trascinò via correndo - Vieni, facciamo una bella corsa in riva all'acqua."
Gabriella sorrise e si lasciò trascinare verso l'acqua.
"Hai ragione tu, Alessandro. - disse - Voglio divertirmi." e lo seguì correndo, inseguita da due occhi lucidi: Dario, nascosto dietro uno scoglio.

Si erano allontanati  solo da pochi minuti,  quando una voce allarmata li raggiunse:
"Aiuto! Aiuto!"
Era Piera, una studentessa del gruppo; i due la raggiunsero di corsa.
"Che cosa c'é, Piera? E' successo qualcosa?" domandò Alessandro quando l' ebbero raggiunta.  La ragazza era molto  agitata e faticava perfino a parlare.
"Una di...disgrazia...Dario é caduto... é caduto dagli sco...scogli... E' tutto coperto di sangue... forse è morto..."
"No!" un grido straziante uscì dalle labbra di Gabriella che si mise a correre come una forsennata. Un'ansia indicibile lo sopingeva, uno strazio s conosciuto...No! Non sconosciuto!
Da lontano, dietro uno scoglio, vide un  crocicchio di gente. Volti spaventati, pallidi. Volti sconvolti; alle spalle, già l'urlo della sirena dell'ambulanza.
La ragazza si fece largo.
Dario era steso per terra tra sabbia e sassi sporgenti dal suolo. Perdeva sangue dalla bocca e dalle orecchie; gli occhi erano chiusi.
Gabriella si chinò su di lui con un grido angosciato.
"Dario... Dario.." chiamò.
Il ragazzo riaprì gli occhi; lo sguardo annebbiato e perso, che richiuse subito.
"Dario..." chiamò ancora Gabriella; anche Alessandro si era inginocchiato al suo fianco.
Gli occhi del ragazzo tornarono a riaprisi e lo sguardo parve illuminarsi: una breve scintilla, nello sforzo evidente di trattenere l'agonia, poi le labbra, in un fiotto di sangue, bisbigliarono:
"Fanciulla... tu mi pa...parli gentilmente tu..."
"...lo ricorderò certamente...  -   gli fece eco Gabriella con voce straziante, poi  -  Luca... Tu sei Luca! - singhiozzò  - Sei tornato... per me..."
"... ri...ricorde...rò  certamente te so...sola" tentò di sorridere Dario-Luca; uno sguardo indescrivibile, poi le palpebre del ragazzo si chiusero per sempre e il respiro cessò.
"Ma... ma che cosa significa? - domandò Alessandro girandosi a guardare Gabriella pallida e trasfigurata da un'emozione sovrumana - Ma quando arriva quest'ambulanza?... Che cosa significa, Gabriella?"
"E' Luca... lui... lui è Luca..."
"Ma che cosa dici?"
"Lui è Luca, il mio primo amore...  Recitavamo sempre questa poesia degli Indiani Lakota... Io e Luca,    Dario è Luca...   Io l'ho sempre ... saputo! L'ho sempre saputo"

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