A G A R





E’ un’opera a metà fra il mondo biblico e quello egizio e forse farà discutere per la presa di posizione dell’autrice: Agar è una figura di donna raccontata sempre e solo da uomini, che è presentata, qui, con sensibilità tutta femminile.
Agar, nasce a Tebe durante il regno di Thutmosis III da una sposa secondaria del Sovrano. Cresce fra gli agi della corte e la reclusione del gineceo reale, mal sopportando il ruolo impostole dal destino e dalla tradizione maschile. E’ una bambina, prima, e una ragazza, dopo, vivace e piena di curiosità, che farà conoscere al lettore un mondo straordinario e pieno di fascino. 
La sua storia si intreccia con le vicende di alcuni Sovrani della XVIII Dinastia, tra cui Thutmosis III, suo figlio Amenopeth II, la famosa Regina-faraone Hutsepsuth.
Testarda e ribelle, cresce e raggiunge la maggiore età, evento che coincide sempre con un matrimonio combinato. Per Agar, però, lo sposo non è un uomo comune: il suo nome è Abramo e viene da Ur dei Caldei.
La vita che l’aspetta è assai diversa da quella condotta a Tebe. Un lungo viaggio la porterà a Mambre, dove incontrerà nuove genti, intreccerà nuove relazioni e conoscerà speranze e delusioni. Alla fine, però, scoprirà il vero ruolo della sua vita.
Questo personaggio, che la moderna tradizione vuole forzatamente remissivo, trova il riscatto attraverso le pagine di questo libro, che la presentano come una donna dinamica e forte, in lotta per la conquista di una dignità femminile. Potrebbe, per questo, anche oggi essere scelta come simbolo di tutte quelle donne che vogliono uscire da una condizione di dipendenza ed immobilismo sociale




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